5 Aprile 2008
di Riccardo Chionne
Venezuela ed Equador ai ferri corti con la Colombia
Circa quindici giorni fa, si è rischiato il conflitto bellico in America Latina. Le parti coinvolte sarebbero state la Colombia guidata dal governo filo-americano di Uribe; il Venezuela, ormai in mano a Chavez il “rivoluzionario socialista” e l’ Equador di Correa, che all’apparenza (ma bada bene, solo all’apparenza), sembra essere il più moderato e tranquillo se confrontato agli altri due leader.
Il problema in questione è rappresentato dal fatto che la Colombia, ha invaso il territorio equadoriano allo scopo di uccidere uno dei capi delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia). In tale impresa, i servizi segreti dell’intelligence statunitense sono stati determinanti. Da anni ormai, gli USA, collaborano con Bogotà sul piano strategico-militare al fine di poter influenzare la geopolitica regionale. Da tempo i guerriglieri hanno la vita dura. Infatti, l’esercito colombiano è migliorato notevolmente rispetto al passato ed è aumentato anche in numero. Questo miglioramento è dovuto soprattutto agli aiuti economici che, in questi ultimi anni, gli USA hanno elargito alla Colombia. Da quando Uribe è stato eletto, le FARC hanno affrontato, per la prima volta nella loro storia, un’ offensiva continua che non ha concesso, all’ organizzazione, nessuna tregua. E’ noto, che ormai le FARC sono meno forti rispetto al passato.
Dopo tale infrazione del diritto internazionale, l’Equador ed il Venezuela hanno immediatamente mobilitato le loro truppe. Chavez, in particolare è stato il primo dei due a muoversi in tal senso. Il Venezuela ha mandato dieci battaglioni (per un totale di 8000 uomini) al confine con la Colombia, ed ha anche messo l’ aviazione in allerta. Quito e Caracas hanno subito ritirato, dalla Colombia, la propria rappresentanza (ambasciatore compreso).
Malgrado i rapporti diplomatici tra i tre leader si siano ormai deteriorati definitivamente, la storia sembra finire a lieto fine: i tre capi, infatti, si sono riconciliati. La Colombia ha chiesto scuse ufficiali a Quito e l’ impegno di rispettare l’integrità territoriale degli altri paesi. Intanto il leader brasiliano Lula, che è forse il solo in America Latina ad avere buone relazioni con entrambe le parti in causa, ha avviato una considerevole opera di mediazione pacifica.
E’ bene osservare che la cosiddetta guerra al terrorismo (in base alla dottrina dell’ attacco preventivo), autorizza ad ignorare qualsiasi tipo di confine. Ma esiste ancora una comunità internazionale? E poi, gli USA, cercavano un’ occasione del genere per intervenire anche in America Latina al fine di portare la loro “pace”?!
FARC: le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia sono un’ organizzazione clandestina che sembrerebbe mirare alla creazione di uno Stato comunista. Il conflitto ha costretto milioni di colombiani ad abbandonare le loro terre, ed il dramma degli sfollati è rappresentato soprattutto dagli alloggi.
Di fatto, l’ organizzazione, riesce a controllare alcune parti del paese. In principio (nella metà degli anni ’60) era il braccio armato del Partito Comunista Colombiano, ma attualmente la FARC sono responsabili di numerosi atti di terrorismo e di rapimenti (il numero di sequestrati nei campi di prigioni delle FARC si aggira alle 700 persone). Uccidono cittadini qualsiasi. Usano il narco traffico come fonte di finanziamento per portare avanti la loro guerriglia. L’ organizzazione si è allontanata dagli ideali iniziali e vengono soprannominati in senso dispregiativo dagli stessi colombiani come: i “narcoguerriglieri”. Proteggono i contadini che coltivano foglie di coca, ma solo per spartirsi i guadagni. Le FARC hanno trovato sostegno nel vicino Equador e soprattutto nel presidente Chavez, che ha dato il suo appoggio anche pubblicamente all’ organizzazione. Il “leader maximo del Venezuela” concederebbe volentieri, a questa banda di assassini, rapitori e spacciatori, lo status di combattenti legittimi. Il Venezuela, infatti, rappresenta da tempo il rifugio dei guerriglieri FARC, i quali hanno stipulato un vero patto di non aggressione con i militati venezuelani. Questi ultimi, offrono protezione armata alle basi FARC in Venezuela. Inoltre permettono, in tali basi, l’ utilizzo di laboratori atti alla creazione di ordigni esplosivi e veri e propri programmi di addestramento militare. Ma non finisce qui, infatti Chàvez fornisce armi alle FARC, carte d’ identità venezuelane e passaporti ai loro capi. Ma la collaborazione tra il Venezuela e l’ organizzazione criminale, non è soltanto di tipo militare. Chàvez autorizza, infatti, gli spaventosi spostamenti di cocaina sul suo territorio: via mare (la droga partendo dai porti colombiani sbarca poi nel mar dei Caraibi); via terra, tramite camion, con tanto di scorta da parte della Guardia nacionàl venezuelana, la quale conosce tutti i movimenti dell’ organizzazione, ed aiuta quest’ultima a sbrigare le pratiche doganali! La milizia di Chàvez, mediante veri e propri corsi, insegna alle FARC a fabbricare bombe (come mine terrestri) ed a far esplodere bombe a distanza con l’ uso del cellulare. Se il Venezuela volesse, sarebbe possibile il sequestro di tonnellate di cocaina ogni mese, ma manca la volontà politica ad agire in tal senso. Infine, è bene sapere che alcuni documenti trovati nel computer di Reyes (il capo FARC ucciso durante l’operazione colombiana che stava per creare il casus belli ) hanno rilevato e dato ulteriore (e definitiva) prova dei legami tra Caracas, Quito e le FARC.
Se Chàvez lo volesse sul serio, Ingrid Betancour sarebbe liberata in 24 ore!
NOTE DELL'EDITORE
Ingrid Betancourt Pulecio (Bogotá, 25 dicembre 1961) è una donna politica colombiana. Figlia di un ex ministro dell'educazione e di una ex senatrice, ha vissuto all'estero la maggior parte della propria vita, soprattutto in Francia, dove ha studiato presso l'Institut d'études politiques di Parigi. Militante nella difesa dei diritti umani, ha fondato il partito di centro-sinistra "Partido Verde Oxígeno". È stata rapita il 23 febbraio 2002 dalla guerriglia delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC). Da allora di lei si è persa ogni traccia. Il 17 maggio 2007 è stata resa nota la notizia, riportata da un poliziotto sfuggito alla prigionia, che la Betancourt sarebbe ancora viva.[1]. Il 30 novembre 2007 il governo colombiano ha dichiarato che è stato trovato un video recente con la Betancourt ancora viva[2].
http://it.wikipedia.org/wiki/Ingrid_Betancourt