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.::POLITICA INTERNAZIONALE::. 
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di Dr. Riccardo Chionne
.::FINESTRA SULLA POLITICA INTERNAZIONALE::.
-UNA MORTE PREANNUNCIATA-
di Riccardo Chionne

Benazir (che significa <<unica>>) sapeva bene a cosa sarebbe andata incontro, tuttavia lei diceva << le navi in porto sono al sicuro, ma non è per questo che sono state costruite>>. Figlia dell'ex presidente ( Zulfikar Ali Bhutto, decapitato dal passato regime militare dopo che era riuscito a fondare il primo partito laico del Pakistan), dopo aver studiato ad Oxford e Cambrige, aveva giurato a se stessa di portare nel suo paese maggior stabilità, laicità e maggior rispetto per le donne.  Ma la leadership americana, come portatore di stabilità nel paese, scelse Musharaf, il quale (malgrado abbia calpestato i diritti umani incarcerando parte dell' opposizione e vietando la libertà d'espressione) non è riuscito a tenere a bada né i Taliban, né i terroristi di Al queida, e tanto meno i dissidenti interni. Tutto ciò spiega il motivo del cambiamento di rotta statunitenze, che aveva cominciato a puntare su Benazir.
Ora il paese scongiura una vera guerra civile e probabilmente " il Generale" (accusato da molti di aver ordinato l'uccisione della Bhutto) rinvierà di nuovo le elezioni democratiche, prolungando lo stato di necessità a tempo illimitato.
Noi tutti dobbiamo scongiurare e fare del tutto perchè il Pakistan non cada in mano ai terroristi, Dio ce ne scampi!

   Il Pakistan confina a NE con la Cina, a E e SE con l'India, a SW con l'Iran, a NW con l'Afganistan; si affaccia a S al Mar Arabico; a N è chiuso dall' Himalaia e le catene del Karakoram e dell' Hindukush. Infine, la parte più fertile, il Punjab, è costituita dalle valli dell' Indo e dei suoi affluenti infatti, il settore primario, la  coltura, si concentra in tale zona. La sua superficie è di 796096 kmq con una popolazione di circa 150 milioni di abitanti ( panjabi 52%; pashtun 13%; sindi 11% saraiki 10% urdu 8% altri 5%...) capitale Islamabad ed l' unità monetaria è la rupia pachistana. La sua forma di governo è Repubblica con Pervez Mucharaf al potere dal '99 in seguito ad un colpo di stato. Il paese investe nelle spese militari circa il 4,5% del Pil e dispone di armi nucleari e di missili tattici.

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-IRAN, UNA REALE MINACCIA?-
di Riccardo Chionne

       Sapere se l’Iran sia o meno una reale minaccia per il mondo è la principale domanda ed il principale argomento delle attuali riviste specializzate in questioni militari e geopolitiche. In base al NIE ( National Intelligenge Estimate),  che rappresenta l’ultimo  resoconto delle  quindici più importanti intelligenge statunitensi,  l’Iran avrebbe da tempo smesso di puntare sul nucleare. Un vero Tzìsunami sull’amministrazione Bush, la quale puntava a dar “guerra santa” contro la Repubblica islamica affinchè quest’ultima non si sarebbe potuta dotare autonomamente di armi atomiche. Tutto ciò ,comunque, non significa per la fine dei contrasti tra L’Iran e la comunità internazionale ed in particolare con gli USA. Si pensi, infatti, alle ultime provocazioni  psdaran (la guardia islamica iraniana) che ha minacciato di colpire la  quinta flotta della US Navy stanziata nel Golfo Persico. Come molti strateghi militari  ed analisti hanno fatto notare,  l’ Iran possiede un sistema missilistico capace di gittate rilevanti, (si parla anche di missili che nel futuro prossimo potranno arrivare colpire il centro d’Europa). Ma è doveroso accennare anche che la Repubblica Islamica non fa tremare il mondo soltanto e soprattutto per la sua potenza missilistica, ciò che maggiormente spaventa è la sua potenza militare non-convenzionale. Quest’ultima è rappresentata soprattutto dall’esercito pasdaran che è pronto a farsi esplodere, in nome dei principi della rivoluzione del 1979. Speriamo in un  cambiamento di regime interno e nel buon senso delle grandi potenze come la Cina e la Federazione Russa, Dio ci aiuti!

       L’Iran confina a N con l’ Armenia, l’ Azerbaigian e il Tutkmenistan, a E con l’Afghanistan e il Pakistan, W con l’Iraq e la Turchia. Si affaccia a N al Mar Caspio, a S al Golfo di ‘Oman e al Golfo Arabico. La sua forma di governo quella di “Repubblica islamica”. L’ unità monetaria è  il ria e la sua superficie è di 1645258 kmq, con una densità di 40 ab./kmq. La sua capitale è Tehran.  I gruppi etnci  principali: Persiani 51%; Azerbagiani(azeri) 24 %; Curdi 7%; Arabi 3%; Baluci 2%; altri….La lingua è il farsi (persiano) e per quanto riguarda la religione, i musulmani sciiti sono la quasi totalità, con il 93%.
di Riccardo Chionne
-IL PASSATO CONTROVERSO DI BENZIR…
di Riccardo Chionne

       Benazir Bhutto si era autoeletta presidente a vita all' interno del PPP e suo fratello, che voleva contenderle il posto come guida del partito, venne trovato morto in circostanze molto sospette. Molti sostennero che lei era stata la mandante.
       Quando Musharaf ha eliminato Nawaz Sharif dal gioco politico, Benazir non ha mosso un dito. Il sospetto è che tale comportamento sia stato dettato da un becero opportunismo, Sharif, infatti, era anche un suo rivale politico.
Tutti sanno, che quando era lei a governare, il suo paese non crebbe né economicamente, né in trasparenza. Benazir era famosa, infatti, per la corruzione che la circondava. Si pensi che durante il suo governo, Transparency International aveva denunciato il Pakistan come uno dei tre paesi più corrotti del mondo. Lei e suo marito (Alif Zardari) soprannominato "mister dieci percento" per le tangenti che incassava, erano stati accusati di aver saccheggiato il loro paese. In Pakistan, in Svizzera, in Gran Bretagna e negli USA erano state presentate denunce perché si indagasse sui loro conti bancari.
       Ma non dimentichiamoci che tutte queste accuse potrebbero esser state fatte dai suoi nemici per di metterla fuori gioco. Inoltre non può esser tralasciato il suo coraggio, visto che aveva deciso di continuare la campagna elettorale nonostante avesse subito precedentemente un'attentato ed era consapevole di essere in grave pericolo. Ci ricordiamo poi, che la sua forza d'animo le permetteva di presiedere riunioni di gabinetto per più di 12 ore e di dormire solo 4 ore per notte.
       Ora, dopo la sua morte, una seria indagine sul suo omicidio e lo svolgimento di libere elezioni potrebbero salvare il Pakistan all' oblio!
KENIA: LE DIFFERENZE ETNICHE DIVENTANO DIFFERENZE POLITICHE…
di Riccardo Chionne

       Il Kenia, con la sua economia in crescita e con la sua stabilità interna, rappresentava il punto di riferimento per lo svolgimento del turismo e dei summit di livello internazionale dell’ Africa centrale. In passato infatti,  l’ONU prediligeva Nairobi per riunirsi e discutere di problemi riguardanti le varie crisi  ed emergenze del “continente nero”. Inoltre, il kenia possiede un’esercito ed una polizia ben addestrati. Ha un’organico efficiente.
       E’ Mwai Kibaki (che negli anni ’70 ha fatto parte nel “governo Keniatta” e poi in quello di Moi )  il vincitore delle elezioni presidenziali e legislative del 27 dicembre. Il suo avversario, Ralla Odinga (in passato tra i maggiori sostenitori di Kibaki) leader del Movimento democratico arancione, ha denunciato brogli nello svolgimento dei voti. Fin’ora sono morte circa 600 persone e 2500 sono fuggite dalle loro case per paura di essere linciate. A scatenare il caos sono stati  soprattutto i luo (etnia di Odinga) i quali sono convinti  che la loro minoranza non sarebbe stata rispettata  dall’etnia Kikuyu (del presidente Kibaki).
In questo paese, con il passare degli anni, le differenze etniche sono diventate pian piano, anche differenze politiche. Infatti, queste elezioni sono state percepite come “qualcosa  di vita o di morte”, in quanto , chiunque avesse perso, sarebbe stato totalmente estromesso dal potere e dall’ amministrazione statale.
I massacri sono stati fatti, e continuano a perpetrarsi con la stessa arma usata nel 1994 in Ruanda: il macete. Ma non basta, in questa guerra assistiamo all’uso di un’arma antichissima, ma a quanto pare non ancora fuori moda in certi posti: l’arco con le frecce! Il paese è ora spaccato in due e si spera che non si verifichi una totale ed infinita guerra civile. Spero, nell’ intervento tempestivo delle N.U. e nella saggezza dei due leader, i quali dovrebbero calmare gli animi, non fomentare gli odi e non acuire le rivalità. Ciò  potrebbe trasformarsi nella rinascita del Kenia stesso, che ne potrebbe uscirne addirittura più forte e pronto ad affrontare le sfide del nuovo millennio. Pronto a diventare il paese leader-trainante dell’ Africa centrale, il Kenia è davanti ad un bivio: o il baratro o la rinascita.
Keniani, è giunto il momento di mettere da parte ciò che vi divide ed avvalorare ciò che vi unisce e che vi rende unici.
In bocca a lupo Kenia!

La repubblica keniana ha una superficie  di 582 648 kmq, con una popolazione di 28 686 607 ab. con una densità di 53 ab/kmq. La sua capitale è Nairobi e l’unità monetaria è lo scellino del Kenia. Questo paese è membro del Commonwealth, ONU, UA e WTO. Confina a N con il Sudan e l’Etiopia, a E con la Somalia, a S con la Tanzania, a W con l’ Uganda e si affaccia a SE all’Oceano Indiano. Già colonia britannica, il Kenia è indipendente dal 1963 ed il primo presidente della Repubblica è stato il famoso Keniatta (leader dell’Unione nazionale africana del Kenia). Alla sua morte gli è succeduto Danie arap Moi, che nel 1982 ha instaurato un regime autoritario. Tuttavia, il multipartitismo è stato ripristinato nel 1991. Ora, Il Presidente della Repubblica, eletto per 5 anni a suffragio diretto, è capo dell’esecutivo, mentre l’ Assemblea Nazionale ha il potere legislativo. La lotta alla corruzione aveva avuto qualche esito positivo visto, che il FMI aveva riaperto i canali di finanziamento (chiusi dal 2000). Nel 2003 il Kenia ha firmato un accordo preliminare con l’Uganda e Tanzania per la creazione di un’unione doganale nell’ ambito della Comunità dell’ Africa dell’ Est (EAC).I gruppi etnici principali sono: Kikuyu 17%; Luhya 12,4%;Luo 10,6%;Kalenijn 10,6%;Kamba 9,8%;Kisi 6%; Menu 5%; Mijikenda 5%; Masai 1,5%. La lingua ufficiale è il Swahili e l’inglese. La religione:30% di animisti/credenze tradizionali; 55% di cristiani (di cui 28% protestanti; 19%cattolici;6% altri cristian)i; 6% musulmani ecc… Il settore primario è composto da alcune colture principali ( caffè, tè) e l’allevamento ovino e caprino è praticato dagli agricoltori nomadi. Il settore secondario è composto dall’oro, amianto…

CORSA ALLA CASA BIANCA: RUDOLPH GIULIANI
-un repubblicano atipico
di Riccardo Chionne

       L'articolo di questa settimana lo dedico a Rudolph Giuliani, che pian piano stà rinunciando al suo sogno di diventare il "presidente del mondo".
       << Ciao. Mi ricordo quando eri sindaco di quella città che tranquillizzavi con qualche manganellata di troppo. Non sei stato solo il sindaco di Nev York, ma il sindaco d'America, quell' America che hai tirato fuori dalle macerie dell' 11  settembre. Hai lasciato la tua città perché volevi occuparti dei bisogni di tutti gli americani ed hai scelto di puntare tutto sulla Florida. Il tuo gioco alla roulette russa mi ha  appassionato alla grande ed è stato una delle attrazioni di questa strana campagna elettorale. Quando ho saputo che McCain ti aveva stracciato, mi hai fatto tanta tenerezza.
       Sebbene non possa dimenticare la tua collaborazione con Giovanni Falcone, quando insieme siete riusciti a mettere in ginocchio la mafia italo - newyorchese, e non dimentichi nemmeno i tuoi risultati sulla sicurezza quando eri sindaco della Grande Mela. Tuttavia non posso accettare, che i tuoi consiglieri militari, sarebbero stati  i peggiori neocon guerrafondai che esistono sulla faccia della terra.  I tuoi proclami NO TERRORISM, NO TERRORISM NO TERRORISM, mi hanno sempre fatto pensare che la maggior parte dei soldi degli americani, sarebbero finiti a rimpinguare soprattutto le casse del Ministero della Difesa. La tua linea dura, il tuo sorriso smagliante ed il tuo carisma si sarebbe sposato bene con un Segretario di Stato  come Enry Kissinger, e poi, come lui, ti saresti anche fatto fare una bella intervista dalla povera Fallaci. Ma il sogno per te sembra essere finito>>.


       Rudolph Giuliani, figlio di immigrati italiani, dopo essersi laureato in legge, viene nominato Assistente del Ministro della Giustizia. In seguito, Ronald Reagan lo nomina Procuratore Federale del South District di New York procurandosi il soprannome di "Procuratore di ferro" e si fa soprannominare anche "lo Sceriffo"!. Quando (nel 1994) diventa sindaco di New York, inizia la sua famigerata politica della "tolleranza zero". Dopo l' attentato alle Torri Gemelle il Times lo nomina "Uomo dell' Anno". Durante le attuali elezioni, Giuliani ha adottato una tattica rischiosa, rinunciando a fare una campagna elettorale nei "piccoli" Stati e concentrandosi solo su quelli più importanti. Personalmente lo considero un repubblicano atipico nella America contemporanea. Rudy infatti  è favorevole alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, rispetta i gay, non è anti-abortista, è separato e non focalizza ne sue attenzioni sugli "aspetti religiosi" della società. Potremmo ritrovarcelo vice di MacCain? Speriamo di no.

ELEZIONI IN SERBIA: NON POTEVAMO MICA PRETENDERE….
di Riccardo Chionne

       Il presidente in carica Tadic è stato confermato al ballottaggio delle elezioni presidenziali con il 50,5 % dei voti, contro il 47,7 % del suo pericoloso rivale. Elezioni al cardiopalma in Serbia, dove il testa a testa tra gli ultra nazionalisti capeggiati da Nikolic (accusato dal tribunale dell' Aja di aver commesso crimini di guerra durante i conflitti balcanici del decennio scorso) e il partito democratico del moderato e filo-europeista Tadic. Elezioni che sono state una  specie di referendum, come dimostra l'alta affluenza alle urne. Tuttavia, nonostante la vittoria del leader moderato, non potevamo mica attenderci che i Serbi potessero smettere di giocare al nazionalismo. I più accorti ed appassionati di politica estera, avevano già capito che mai e poi mai, Tadic e i suoi avrebbero rinunciato alla regione Kosovo. Il nuovo governo in carica, infatti, avrebbe dovuto firmare l'accordo di cooperazione con l'UE, primo passo nel processo di integrazione. Negando la firma, il premier servo Kostunica, dimostra in modo palese il suo disaccordo con quell' Europa che riconoscerà l' indipendenza del Kosovo. Le ultime agenzie Ansa, dicono che  se ci sarà la probabile  indipendenza unilaterale, e Tadic a sua volta, non farà certo finta di niente.
       Probabilmente nel futuro del Kosovo indipendente, vi sarà una missione chiamata Eulex Kosovo di circa 1.800 funzionari, con un mandato di almeno 28 mesi. Se, in tale missione, gli inglesi si concentreranno nell'intelligence, e ai tedeschi spetterà la guida delle funzioni di polizia, l'Italia (circa 2000 unità) avrà invece il compito di gestire le unità speciali antisommossa, tenendo a bada eventuali tensioni tra la minoranza serba e la maggioranza albanese. Di sicuro vi parteciperanno anche paesi non comunitari come USA, Turchia, Norvegia, Svizzera e Nuova Zelanda.
       Il processo di indipendenza del Kosovo è ormai irreversibile, voci, dicono che la fatidica data sarà il 17 febbraio. Dio ti prego, non darci un' altra guerra in Europa.

       Boris Tadic, (Sarajevo, 1958) psicologo. Nell'autunno del 2000, dopo la caduta del regime di Slobodan Milosevic, è stato nominato Ministro delle Telecomunicazioni  ed in seguito Ministro della Difesa. Nel 2004 , aveva  già sconfitto nel ballottaggio Nikolic esponente del Partito Radicale Serbo, con il 53.24% dei voti. Tadic si è insediato ufficialmente alla Presidenza della Repubblica con la cerimonia svoltasi a Belgrado nel giugno del 2004. Nel 2005 Tadic ha partecipato alle commemorazioni ufficiali per i dieci anni dal Massacro di Srebrenica per rendere omaggio alle vittime innocenti, e dimostrare che i Serbi non approvano questo crimine contro i musulmani, e che la Serbia attuale sente la necessità di palesare la presa di distanza da ciò che è avvenuto nel passato. La partecipazione del Presidente ha provocato da una parte l'irritazione dell'associazione delle "Madri di Srebrenica", dall'altra in Serbia le critiche dei nazionalisti.

18 febbraio 2008
di Riccardo Chionne

UN COLPO RIUSCITO?

       Nello Stato africano del Ciad, i ribelli dell' Unione delle forze per la democrazia e lo sviluppo hanno invaso la capitale N'Djamena e provato il colpo di Stato. Hanno perso la vita militari golpisti, guerriglieri governativi e moltissimi civili colpiti da proiettili vaganti, inoltre, migliaia di civili sono fuggiti da N' Djamena e vanno verso il Camerun. Ci doveva essere il dispiegamento di una forza di interposizione che l' Unione Europea avrebbe dovuto stanziare in Ciad con il compito di proteggere gli oltre 200 mila rifugiati provenienti dal vicino Sudan. Inoltre Gheddafi ed il presidente del Congo, erano stati incaricati (dall' Unione Africana), di mediare un cessate il fuoco.
        Il presidente Idriss Deby non si sa bene dove sia finito, ma una cosa è certa, il pericolo, per ora è scampato! Ha affrontato l'attacco più duro da quando si trova alla guida del paese. Le voci dicono che sia riuscito a resistere asserragliato nel palazzo presidenziale. Deby, salito al potere nel 1992 con la forza, si trova in difficoltà da circa due anni per via dei suoi problemi con l'esercito e con gli alleati della sua stessa etnia (zaghawa). Le elezioni del 2006 erano state definite una farsa sia dall' opposizione che dagli osservatori internazionali. Si pensa che la responsabilità del fallito golpe ricadano, nonostante le sue smentite, sul presidente sudanese El Bashir. Quest' ultimo, infatti, vuole spodestare Deby, in quanto lo ritiene il responsabile fomentatore dell' insurrezione indipendentista nella regione del Darfur  (Sudan).
       La condanna verso i sanguinosi atti di violenza dovuti al tentativo di golpe, sono subito giunti dall'Unione Africana (Ua), e dalla Francia ( molto legata al Ciad per il suo passato coloniale) che ha esplicitamente "condannato fermamente il tentativo di prendere il potere con la forza da parte di gruppi armati provenienti dall'estero". Parigi  ha minacciato i ribelli di intervenire per ristabilire lo staus quo. Si dice che aerei francesi abbiano trasportato munizioni per carri armati T-55 di fabbricazione sovietica in dotazione all'esercito ciadiano. Munizioni che la Francia ha trasportato nel quadro dell'accordo di cooperazione con il Ciad in campo logistico.
       I fatti ciadiani, mettono in luce la profonda instabilità di alcuni Stati africani, i quali, dal giorno alla notte, possono trovarsi con un  regime diverso al potere.





       La Repubblica del Ciad è uno Stato dell' Africa centrale che confina a nord con la Libia ad est col Sudan a sudovest col Camerun e la Nigeria, ad ovest col Niger ed a sud con la Repubblica Centrafricana. È vasto 1.284.000 km2 ed ha una popolazione di 9.826.419 abitanti per una densità di 7,2 ab/km2. Vi sono più gruppi etnici all' interno del paese: Sara 28 %; Arabi 12% ; Majo - Kebbi 12% Kanem-Bornum 9%; Quaddai 9%; Hajarai ; 7%; Tandjilè 7%; Gorani 6%;  Fithri-Batra 5%; Fulani 3%...
        Nel 1891divenne colonia francese. L'indipendenza fu raggiunta, senza spargimenti di sangue, nel 1960. Nel 1965, in seguito ad una ribellione del nord islamico contro la politica fiscale del governo, il paese precipitò in un lungo e sanguinoso conflitto, durato fino al 1996, anno della stesura della costituzione e dell'elezione di Idriss Déby alla presidenza.
        Nel 1983, le truppe di Muammar Gheddafi occuparono tutto il nord del paese, ma gli Stati Uniti e la Francia cercarono di organizzare una forza anti -libica.
       Il Ciad chiuso al centro dell'Africa e circondato dalle sabbie del deserto, aveva come unica fonte di ricchezza il bestiame dei nomadi ed un grande lago Caid, ma la mancanza di piogge ha ristretto a tal punto la superficie del Lago che ciò che è rimasto è appena una palude di 1500 km2 con una pescosità che non riesce più a sfamare le popolazioni rivierasche. Nonostante questo disastro, il Paese potrebbe iniziare una nuova era, visto che da pochi anni sgorga "l' oro nero" sul suo sottosuolo. Dal 2003, infatti, ha cominciato ad estrarre petrolio (a sud) con un consorzio di imprese statunitensi Exxon Mobil e Chevron e la malese Petrona. Questa novità ha posto il Ciad al primo posto tra i paesi africani che hanno registrato i più brillanti successi nel 2005 (con oltre il 15% di crescita del pil). Importante è anche ricordare che  l'oleodotto Ciad-Camerun da poco entrato in funzione che ha incominciato a produrre reddito. Il Ciad, scoperti i giacimenti di petrolio, aveva negoziato alcuni anni fa con la Banca Mondiale il modo con cui avrebbe impiegato la futura ricchezza, destinata soprattutto per fare fronte alle più immediate esigenze di cassa e nei settori prioritari dell'istruzione e della sanità. Ma i proventi del petrolio sono stati investiti in armi da usare contro i ribelli e per sostenere la rivolta sudanese. Voci dicono che il clan presidenziale si sia impossessato della maggior parte di questi soldi. Ma la popolazione aspetta ancora di vedere i benefici di tutta questa ricchezza, che attualmente dipende molto dagli aiuti francesi e internazionali.

di Riccardo Chionne
       
       

TIMOR EST: UN GOFFO TENTATIVO DI COLPO DI STATO?!
di Riccardo Chionne

       Un’isola poco conosciuta, quella di Timor, ma con abitanti che hanno vissuto  per anni e anni con mille difficoltà e paure. Sinceramente non ne sentivo parlare da quando l’est dell’ isola era riuscita ad ottenere l’indipendenza dall’ Indonesia. Già colonia portoghese e preda del terrore giapponese, durante la seconda guerra mondiale, quando il FRATILIN (Movimento rivoluzionario per l’indipendenza) riuscì a liberare l’isola, essa venne subito occupata dagli indonesiani.
       Da quando (2002) Timor Est è libera non era accaduto nulla di simile, ossia un vero e proprio tentativo di golpe! Le elezioni del 2007 si erano svolte pacificamente ed avevano eletto presidente Ramos-Horta (con funzioni in gran parte formali) che ha vissuto all’ estero per 23 anni di colonizzazione indonesiana e che ha guidato la campagna diplomatica per mettere fine all’ occupazione. Xamana Gusmao è diventato primo ministro (che risponde al parlamento, 88 membri). Entrambi i rappresentanti sono stati vittima di un raid lanciato dai soldati ribelli, soprannominati petitioners, i quali erano stati licenziati dal precedente governo. Questi soldati insubordinati, si dice che  ora si siano divisi e siano in lotta tra di loro. Una buona notizia sembra essere quella che Reinado, il loro leader, sia rimasto ucciso negli ultimi scontri con la polizia. Ma molti temono che l’ ex capo diventi un martire e questo potrebbe causare l’ inizio di un ciclo interminabile di odio e vendette.
       Timor Est è stato definito <<uno Stato povero, arretrato ed instabile incapace di badare a se stesso…la colpa è dei timoresi: hanno votato l’ indipendenza e l’ hanno ottenuta>>.
       Intanto, truppe speciali australiane, con il supporto di elicotteri, sono alla caccia dei ribelli. Le forze Onu presenti sull’isola non sono riuscite a garantire la sicurezza del capo di Stato e del premier. Potrebbe trattarsi di un grave episodio di negligenza. Dopo gli scontri del 2006, in cui Reinado giocò il ruolo di leader, sull’isola sono dispiegati 1100 soldati australiani e neozelandesi, insieme a 1600 uomini della polizia Onu provenienti da 40 Paesi.

       Timo Est: ha circa un milione di abitanti e la sua capitale è Dili. La moneta è il dollaro USA ed il dollaro australiano. L’ attività più diffusa è l’agricoltura, in gran parte di sussistenza, e l’ economia si basa soprattutto sull’ esportazione di caffè e sugli aiuti internazionali. Sono presenti giacimenti petrolio offshore, per il quale sfruttamento si sono aperti nel maggio 2004, accordi con l’ Australia.

CUBA HA UN' ANGELO PROTETTORE
di Riccardo Chionne
1 Marzo 2008-03-01

       Il 18 febbraio in un messaggio pubblicato sul quotidiano ufficiale del Partito comunista "Granma" Fidel Castro rinuncia ai suoi poteri di Presidente del Consiglio di Stato e dei Ministri, ed alla carica di Comandante in Capo delle forze armate.         Viene lasciato il testimone a Raùl in segno di continuità, ma l' età del "fratellino"(76 anni) la dice lunga: probabilmente sarà una figura di transizione. Il Leader Maximo però, rimane sostanzialmente il punto di riferimento dei cubani e la continuità del regime non è in discussione. Il potere infatti, è ancora in mano alla vecchia guardia. Fidel non è in grado di viaggiare, svolgere funzioni di governo e fare i suoi lunghissimi sermoni, ma  sembra essere perfettamente in grado di vigilare sulla politica dei suoi successori e di lanciare i suoi ammonimenti dalle colonne di "Granma", la Pravda cubana. Fidel rimane, ai fatti, il Segretario generale del Partito, la carica più importante. Alcune categorie forse, potranno essere libere di lavorare in proprio senza essere assunte dallo Stato e c'è la possibilità che le terre vengano consegnate ai contadini. Forse i riformisti riusciranno ad avere, in un futuro prossimo, maggior spazio rispetto ai comunisti più ortodossi. I cubani saranno testimoni di una nuova glasnost come avvenne in URSS per merito di Gorbaciov? 
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di Riccardo Chionne
NASCE UNA NUOVA ALLEANZA?  VATICANO E USA INSIEME PER DIALOGARE CON IL MONDO ISLAMICO

       Dopo un periodo buio in cui gli USA attaccò e occupò l’ Iraq, ignorando l'opinione della quasi totalità del mondo occidentale e in primis del Vaticano, giungono notizie di cambiamento nel conflitto ideologico tra gli U.S.A. e la Santa Sede. Ora Mary Ann Glendon, nuovo ambasciatore USA presso la Santa Sede, (che crede nella convivenza tra femminismo e Chiesa cattolica) archivia questo contrasto e apre al dialogo con Benedetto XVI che finalmente sarà ospite  di George W. Bush. in aprile. Sarà il primo Papa ad essere ricevuto da un presidente USA e malgrado questo incontro non abbia un carattere politico ma strettamente pastorale, si parlerà di come riprendere un dialogo culturale, religioso con il mondo islamico. Il Vaticano sta giocando a tutto campo e dopo la richiesta di togliere l’embargo a Cuba, sta prendendo parte attiva in tutti i micro conflitti sparsi nel mondo. Finalmente una grande politica di mediazione come si confà ad un Papa che sotto le vesti di un teologo dogmatico pulsa un cuore e una volontà ferrea di far convivere nella pace e nella fratellanza culture e religioni diverse. Mary Ann Glendon sarà la sua grande alleata in questa difficilissima missione.
13 marzo 2008
di Riccardo Chionne

ORA L'AQUILA IMPERIALE RUSSA HA  VERAMENTE DUE TESTE

Nella storia della Russia non sono mai esistite vere elezioni, ma soltanto  trasferimenti di potere già decisi dall' alto.
Il 2 marzo si sono svolte le elezioni presidenziali della Federazione Russa. Vladimir Putin ha deciso di rispettare la costituzione e di non ricandidarsi per un terzo mandato. Tuttavia, al fine di far eleggere il suo delfino, Putin ha utilizzato tutte le risorse a sua disposizione (giornali, radio, televisione, governatori locali, dirigenti di aziende pubbliche e private, presidi) ed alla fine il risultato non si è fatto attendere. Medvedev (del partito  Russia Unita) è il nuovo presidente e stravince su tutti i suoi rivali con il 70% dei voti! Egli sederà sul trono solo il 7 maggio, quando Putin gli lascerà il testimone. La percentuale più elevata (92%) è stata nel Dagestan, quella più bassa a Mosca (68%). Molti sostengono che queste elezioni sono state una farsa, e che in realtà, coloro che hanno votato si aggirino solo intorno al 30%, mentre il resto deriva da falsificazioni. La percentuale ufficiale di votanti è stata, invece del 69%. Si dice che a Kirovskij, agli elettori si rilasciavano schede già compilate. A Krasnodar ed in molti altri seggi, per convincere la gente a votare, è stata organizzata un lotteria: in palio 10 auto e un'appartamento. Chi votava riceveva un gettone da inserire in un box speciale. In alcuni distretti di Mosca si offrivano ai pensionati souvenir gratis, e ogni due ore, la possibilità di partecipare ad un sorteggio in cui venivano messi in palio elettrodomestici, abbonamenti a centri sportivi, libri, set di vasellame, forniture alimentari, tagliandi per visite odontoiatriche con sconti del 50%, televisori. Inoltre, non da poco conto è è stata bocciata della candidatura alle presidenziali di Kassianov, (ex primo ministro di Putin) con il pretesto che molte firme raccolte fossero irregolari e l' ex premier è stato accusato di averle falsificate.

5 Aprile 2008
di Riccardo Chionne

VENEZUELA ED EQUADOR AI FERRI CORTI CON LA COLOMBIA

       Circa quindici giorni fa, si è rischiato il conflitto bellico in America Latina. Le parti coinvolte sarebbero state la Colombia guidata dal governo filo-americano di Uribe; il Venezuela, ormai in mano a Chavez il “rivoluzionario socialista” e l’ Equador di Correa, che all’apparenza (ma bada bene, solo all’apparenza), sembra essere il più moderato e tranquillo se confrontato agli altri due leader.
       Il problema in questione è rappresentato dal fatto che la Colombia, ha invaso il territorio equadoriano per allo scopo di uccidere uno dei capi delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia). In tale impresa, i servizi segreti dell’intelligence statunitense sono stati determinanti. Da anni ormai, gli USA, collaborano con Bogotà sul piano strategico-militare al fine di poter influenzare la geopolitica regionale. Da tempo i guerriglieri hanno la vita dura. Infatti, l’esercito colombiano è migliorato notevolmente rispetto al passato ed è aumentato anche in numero. Questo miglioramento è dovuto soprattutto agli aiuti economici che, in questi ultimi anni, gli USA hanno elargito alla Colombia. Da quando Uribe è stato eletto, le FARC hanno affrontato, per la prima volta nella loro storia, un’ offensiva continua che non ha concesso, all’ organizzazione, nessuna tregua. E’ noto, che ormai le FARC sono meno forti rispetto al passato.