Simona Vinci
Stanza 411
“Questo scritto ti dispiacerà da subito. Dall’inizio provocherà in te irritazione. Ti disturberà. Dovrai leggerlo fino in fondo lo stesso. Perchè dice la verità. Certo, è una verità che appartiene a me, ma in un certo senso ogni verità singola appartiene a chiunque, una volta preannunciata.
Ti irriterà ma questo non è grave: che male potrà mai farti la lettura di una lettera?”
Ecco il foglietto illustrativo per chi decidesse di “entrare” nella stanza 411.
Una lettera, la definisce l’autrice, una confessione di una donna ad un uomo, una storia d’amore raccontata, ripercorsa nel dettaglio, introspettiva, psicoanalizzata seppure di lettura scorrevole, dal linguaggio semplice, attuale, talvolta banale.
Una donna, un uomo, il Pantheon, ecco i protagonisti.
Uno Specchio: “gli inizi raccontano già tutto, a saperli e a volerli guardare”niente di più vero, ed è per questo che da una autrice che scrive nel nostro tempo e del nostro tempo non potevamo che aspettarci parole e discorsi preconfezionati, un corpo -di donna- plastilina, incomprensioni,
angosce del controllo, dell’impegno, la difficoltà e l’impossibilità di esprime la passione, di comunicare i sentimenti, un amore che si traveste consumo, ma sopratutto la solitudine di un Io inquieto, silenziosamente logorroico.
L’Attesa.
“Questa storia è già finita. Ti ho amato più di quanto abbia mai amato chiunque, ti ho amato più di tutto.
Ho amato un uomo che non esiste.
L’altro che tutti aspettiamo da sempre e che non può arrivare.”
Una tragica verità contemporanea?
Stanza 411, Simona Vinci, autrice Dei bambini non si sa niente(Enaudi Stile libero 1997); In tutti i sensi come l’amore(Stile libero 1999); il romanzo Come prima delle madri(Supercoralli 2003); il racconto lungo Brother and Sister(Stile libero 2004); ha curato l’antologia bestseller Ragazze che dovresti conoscere.
Valentina Faloni