di Valentina Faloni
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La capacità di mordere la mela del mondo...”
Il 26 marzo, il corso di letteratura e giornalismo tenuto dalla dottoressa Serri all’Università di Roma la Sapienza, ospita la Dottoressa Elena Doni, giornalista della carta stampata, televisiva e radiofonica, nonché autrice di due libri: ‘I guerrieri di Dio’ e ‘Il volto cancellato’ , frutto di un giovane interesse rivolto all’ ‘Islam’.
La collega espone l’interazione avvenuta dal settecento fino agli ultimi decenni del novecento tra giornalismo e letteratura, attraverso la narrazione di personaggi esistiti ed esistenti a cavallo fra linguaggi polivalenti.
Un breve chiarimento sull’ ‘Islam’ per cominciare, dove afferma: “ atroci costumi, violenze, minore rispetto per le donne, ci sono tante associazioni, combattono battaglie[...] ma i mussulmani non sono tutti così..” , continua confidandoci i sogni di studentessa, voleva fare la giornalista e “ha lavoricchiato” da subito.
Torna al presente, aggiornandoci sulle tragiche statistiche riguardo al mestiere del giornalista, e invita a pensarci bene: “non illudetevi di poter fare questo mestiere per sopravvivere[...]”.
Finalmente approda al dibattito con una citazione, oltremodo attuale, del giornalista Mastrogiacomo il quale, all’indomani  della liberazione, pubblica un articolo di ben quattro pagine in cui descrive quasi fosse un romanzo, usi e costumi della comunità di cui era prigioniero, ne legge alcuni estratti - “evidentemente aveva scritto di notte [...] come faceva Balzac” -.
Singolare poi, il caso del giornalista dallo pseudonimo femminile Jasmina, del quale indica il libro ‘L’attentatrice’ riportando: “la più grande causa al mondo è il diritto alla vita”.
Discorrendo si passa al punto di vista storico, protagonisti del tema, le personalità storiche più significative del giornalismo borghese dell’Inghilterra del settecento, Daniel De Foe e il suo romanzo pubblicato nel 1719 ‘La vita e le strane, e le sorprendenti avventure di Robinson Crusoe di York, marinaio’, al quale pare si sia ispirato il film Cast away;  e  i grandi scrittori inglesi dell’ottocento, che da veri giornalisti, hanno saputo “mordere la mela del mondo” vivendo e raccontando il proprio tempo: Dickens, Thackeray, Kipling.
Gli stessi hanno la costante di essere stati bravi giornalisti e magnifici scrittori, del primo ricorda ‘David Copperfield’ e ‘Oliver Twist’, del secondo ‘Il siero della vanità’, del terzo “il libretto in cui parla molto bene degli alpini”, scritto durante la prima guerra mondiale.
Di seguito il pieno novecento, con Graham Greene, anch’esso scrittore, giornalista e redattore del Times, che viene citato dalla dottoressa per una curiosa critica cinematografica a Shirley Temple, la bimba, scrisse, pareva “piacesse agli uomini di mezza età e sopratutto agli ecclesiastici ”, considerazione  che contribuì a far chiudere il settimanale Night and Day per il quale collaborava.
Risuonano nomi francesi, come Hugo, che ebbe grande passione per il giornalismo e difese la causa della libertà di stampa; Zola, nel suo ruolo di “romanziere del sociale”: operai, prostitute, figure al margine della società, sono i protagonisti delle sue opere, e quello di giornalista impegnato, cita le ‘battaglie per la verità’ come quella per Dreyfus con l’articolo ‘J’accuse’.
Gli italiani Carofoglio, magistrato antimafia che scrive quattro libri, di cui tre hanno avuto grande successo - “scorrevoli, frasi brevi, montaggio rapido che accompagna come fa la cinematografia”- e Matilde Serao, citata per aver scritto un bizzarro galateo: ‘Saper vivere,’ in cui è descritto l’abbigliamento consono per le donne che partoriscono in casa.
La giornalista, conclude ricordando Salgari, di cui sottolinea l’intensa opera di pubblicazione di racconti e romanzi; Malaparte e Pasolini,  evidenziando il loro nuovo modo di scrivere e di arrivare al pubblico, entrambi infatti, padroneggiarono diversi tipi di linguaggio quali la letteratura, il giornalismo, la cinematografia.
Una  trama, ricca di affiliazioni, sfaccettata e polivalente, genera quell’animo amante della verità, del pensiero, delle parole, delle opinioni, della scrittura, del racconto, in una parola del linguaggio come arte d’espressione che è proprio dell’essere pensatore, scrittore, giornalista.

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